Ansia di viaggiare: dalla comprensione alla cura con l’aiuto dello psicologo.

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  • Febbraio 6, 2019
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Prima di iniziare un viaggio, ci siamo tutti scontrati con piccole preoccupazioni riguardo l'allontanarsi da casa, il fare delle code, il perdere i bagagli, il rimanere chiusi per ore in aereo o in treno. Alcune persone però provano un intenso disagio che va al di là delle semplici preoccupazioni e che possiamo definire “fobia per i viaggi”, condizione che danneggia fortemente la libertà e la qualità della vita di chi ne soffre.

La fobia per i viaggi è comunemente derubricata come disturbo d'ansia caratterizzato dalla paura specifica di allontanarsi dall'ambiente conosciuto, esponendosi a situazioni e stimoli nuovi, sui quali il soggetto non ha controllo.

Per capire quali siano le cause di questo disturbo e quali siano i possibili percorsi di cura, abbiamo chiesto un parere al Dott. Cosimo Santi, psicologo Firenze, che si occupa di disturbi legati alla sfera dell'ansia.

Per comprendere la natura di queste difficoltà legate al viaggiare, è indispensabile fare riferimento al tipo di atteggiamento che i genitori hanno avuto nei confronti del comportamento di esplorazione durante l'infanzia, ovvero quel comportamento che si manifesta a partire dal primo anno di vita e che gli psicologi considerano come una tendenza innata.

L'esplorazione dell'ambiente è indispensabile per il processo di sviluppo individuale, per fare si che questo processo avvenga nel migliore dei modi, il bambino ha bisogno di avere una base sicura, ovvero una figura di riferimento (in genere la madre) da cui partire per esplorare il mondo e alla quale tornare in caso di paura.

Da un punto di vista evolutivo, quello che succede alle persone con ansia patologica per i viaggi, è un blocco nei confronti del comportamento di esplorazione, generalmente connesso all'impossibilità dei genitori di fornire al figlio il supporto emotivo necessario perché questo avvenga in modo sereno. Quello che i genitori fanno in queste situazioni è manifestare costantemente ansia e iperprotezione, creando condizioni in cui l'emozione predominante è la preoccupazione.

A seguito del blocco dell'esplorazione, nel bambino e successivamente nell'adulto, si struttura un'idea di “Sé debole” incapace di affrontare le insidie di un mondo che viene letto come minaccioso e pieno di pericoli.

Questa percezione costringe il fobico ad agire un controllo attivo sugli eventi esterni e su quelli interni attraverso due strategie: l'evitamento e la previsione.

Evitando accuratamente ogni situazione non sufficientemente nota, come i viaggi, o tentando i organizzare fin nei minimi dettagli la propria vita, il fobico cerca di anticipare gli eventi che percepisce come ansiogeni” ci spiega il Dott. Santi. Questo porta a un restringimento del suo spazio fisico e sociale, che viene deliberatamente selezionato per rendere quanto più prevedibile e quindi sicuro il corso degli eventi.

Accanto al controllo delle situazioni esterne, la persona fobica, sviluppa anche quello sui propri stati interni. Poter controllare le emozioni serve a non farsi sopraffare da quello che non si conosce e che quindi potrebbe essere pericoloso, inoltre, serve a evitare che gli altri possano cogliere la sua debolezza e vulnerabilità.

La terapia.

Oltre che ricorrere all'uso di farmaci ansiolitici, lo psicologo ci spiega che è possibile trattare e superare l'ansia di viaggiare attraverso la psicoterapia. “Esistono vari approcci a seconda del modello di riferimento che usa lo psicoterapeuta” specifica il Dott. Santi “ma il comune denominatore che orienta le terapie centrate sull'ansia è quello di considerare il senso e il significato che i sintomi hanno all'interno dell'organizzazione di vita del paziente e che questo senso vada ricercato insieme, dalla coppia terapeuta-paziente, durante il percorso”.

L'atteggiamento del terapeuta sarà quello di incoraggiare il paziente verso l'esplorazione del proprio mondo interno e successivamente del mondo circostante. In tal modo il paziente si sentirà sempre più capace di affrontare le situazioni che gli si presentano senza doverle evitare e potendo contare sul sostegno del terapeuta in caso di difficoltà.