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Lunedì, 12. Febbraio 2007

ECHI 4
di tegan1, 18:12


Adesso che ogni pericolo immediato era passato, la mente scivolò a pensieri e ricordi che avrebbe piuttosto dimenticato. Come prese a scivolare via, l'immagine di una ragazza bionda apparve lentamente. Fissava vacua Hermione, senza muoversi o parlare
Il corpo di Hermione si ritrasse all'immagine della ragazza che aveva lasciato per morta a Hogsmeade, mandando piccole onde nell'acqua. Riaprì gli occhi per esser certa di essere sola. Poi sedette e si spruzzò dell'acqua in faccia, ma anche quel breve attimo in cui gli occhi erano chiusi permise alle immagini di attraversarle la mente. La piena portata di quello a cui aveva assistito la colpì, e il suo bagno divenne più una tortura che non un sollievo.
Lasciò la vasca senza preoccuparsi di usare un asciugamano e lasciò gocciolare il corpo mentre faceva avanti e indietro nella stanza.
Si fermò davanti al fuoco e guardò le fiamme che lambivano e saltavano irradiando calore davanti a lei, mentre la schiena le si freddava mentre l'acqua ne evaporava.
Il fuoco danzava, e così mentre lo osservava, cadde in una leggera trance. All'improvviso sentì che le fiamme sarebbero strisciate fuori e l'avrebbero agguantata come le fronde degli alberi maledetti. Saltò all'indietro tornando alla realtà, e ansimò col cuore che le batteva all'impazzata. Si rannicchiò e mise la testa tra i ginocchi.
"Ricomponiti, ragazza," Lei sobbalzò.
Crookshanks, avvertendo il disagio della Padrone, a malapena fece sbucare la testa da sotto il letto.
Hermione lo guardò di sbieco e sorrise un po' nonostante la tensione. "Che farei senza di te, Crooks?" esclamò quando piazzò un bacio tra le sue orecchie. Quando sollevò la testa, notò che era infastidito e bagnato per i suoi capelli grondanti.
Crookshanks timido arretrò e prese a leccarsi la pelliccia aggrovigliata.
Sebbene il bagno fosse stato assai lontano dall'essere quel riparo pieno di riposo di cui aveva bisogno, pure le aveva alleviato parecchi dei dolori del corpo. Rendendosi conto che ogni vero rilassamento era impossibile, ma sentendosi assai più pulita, Hermione decise che poteva andare a vedere Snape.
Meccanicamente si alzò e camminò fino al letto. Assente, aprì la sua cartella rimpicciolita come un borsellino, che ora conteneva assai di più di quanto non lasciasse immaginare la sua misura. Estrasse il primo completo di abiti che trovò e lanciò un incantesimo Asciugante sui capelli.
Come lasciò la sua stanza e si diresse alle scale, Hermione notò che la porta di Harry era ancora serrata.
Hermione scese le scale ben decisa, senza però avere idea di dove fossero collocate le stanze di Snape. La prima stanza alla sua sinistra era una libreria lunga e stretta con i libri impilati fino al soffitto.
Si spostò attraversando il corridoio, fino ad un'ampia sala da pranzo con un lungo tavolo e un vecchio pianoforte in un angolo. Le pareti erano piastrellate e dipinte a colori vivi. Spesse tende di velluto coprivano le finestre, così che era impossibile vedere fuori.
Oltre la sala c'era una porta chiusa; cauta, Hermione si avvicinò e bussò.
Sentì un attutito, "Entra," ed aprì la porta timida, facendone sbucare la testa.
Mentre osservava la stanza, poté distinguere come Snape avesse giocato un ruolo decisivo nella progettazione e nello sviluppo della casa. Le stanza le ricordavano parecchio quelle che aveva occupato a Hogwarts. Oh, c'erano differenze. I piccoli dettagli e i colori non erano familiari, ma per tutti gli altri aspetti, erano uguali.
C'erano due stanze grandi unite da una biblioteca lunga. Il letto era nella stanza più distante, e Hermione sospettò che il suo laboratorio potesse venire raggiunto da quella stanza.
Snape era seduto nell'angolo estremo di un divano vicino a un fuoco scoppiettante, con un bicchiere tra le mani. La guardò entrare con molta attenzione.
"Hai scordato scarpe e calzini," le disse secco.
Hermione non era sicura di cosa voleva dire, fino a quando non si guardò i piedi nudi. Subito si rese conto di essersi dimenticata pure la biancheria. Si meravigliò dell'assurdità dell'essersi scordata cose così quotidiane.
"Ecco," le porse quello che sembrava essere un libro alto e spesso.
Quando lo prese, sorrise con gli occhi. Non era come aveva pensato che iniziasse l'incontro, ma era incuriosita da quello che le aveva dato.
Sedette all'estremità del divano, e posò il libro blu scuro in grembo. Non c'erano firme o titoli o altro sulla copertina che potesse indicare cosa era, così ne aprì delicatamente le pagine e vide una grafia raffinata e inclinata che riconobbe. Le pagine erano piene di annotazioni scientifiche, appunti di Snape.
"Sto lavorando su una pozione per bloccare la Maledizione Mortale. Dato che sei qui, è logico che darai una mano.
Mentre parlava, Hermione scorse le pagine, e inconsciamente passò le dita sulle parole.
"Da quanto ci stai lavorando?"
"Per più tempo di quanto non voglia ammettere, comunque, sento di essere finalmente arrivato in cima a una soluzione."
Hermione inspirò profondamente. Lavorare con Snape sarebbe stato difficoltoso. E di già, era eccitata dalla sua presenza. Harry avrebbe desiderato di certo di venire coinvolto a sua volta. Avere il suo amico vicino poteva rivelarsi una buona distrazione da Snape, sebbene sospettare che il coinvolgimento di Harry avrebbe fatto più male che bene.
Snape estrasse dall'abito un piccolo oggetto e silenziosamente loposò sopra al libro.
Hermione sentì un brivido caldo attraversarle il corpo quando la sua mano le si avvicinò al fianco. Abbassò gli occhi sulla reliquia simile ad una gemma. "Dove hai preso questo?" ansimò mentre il visp si riempiva di meraviglia.
"Feci un viaggetto a Boston e me lo procurai appena dopo il nostro ritorno."
La Triple Spirale della Vita era un artefatto antico che era stato rotto in parecchi pezzi. Voldemort aveva usato uno di quei pezzi per aprire un portale verso un Universo Alternativo, in cui lei e Snape erano stati intrappolati. In un tentatvo di salvare Hogwarts, avevano distrutto due dei tre pezzi, ma il terzo, ora lo teneva in mano Hermione.
Fece scorrere lievi le dita sulla reliquia. La luce del fuoco si rifletteva sui bordi lisci. Fissò la spirale pensierosa, ricordando l'ironia per cui la sua gemella era stata il catalizzatore per le sensazioni che ora provava per Snape. Lo guardò e lui sollevò parecchio le sopracciglia.aveva un piano, e per quello che lei sapeva di lui, un piano buono.
La fissò negli occhi per un istante prima di versarsi un altro bicchiere del liquido marrone. Mentre guardava, Hermione si chiese se lui fosse stato colpito quanto lei dai fatti recenti. Hermione aveva passato più di tre mesi con lui, e in quel periodo, raramente lo aveva visto bere, e mai fino ad abusare.
"Pensavo che volessi evitarmi il più possibile," quasi gli sussurrò.
Snape le sussurrò. "Le difficoltà sono troppo grandi." Fece una pausa per raccogliere i pensieri. "L'attacco a Hogwarts e Hogsmeade è stata una grande sconfitta che può apparire anche esteriormente. La guerra e tanto gioco politico quanto attacco fisico. Dumbledore e il Ministero adesso possono essere visti da tutti come incapaci di difendere e proteggere la comunità Stregonesca." Continuò, impassibile. "L'Oscuro Signore sfrutterà questa debolezza." Snepe guardò al bicchiere. "Una pozione per bloccare la Maledizione Mortale ci darebbe il vantaggio di cui abbiamo bisogno per questa dannata guerra." Portò il bicchiere alla bocca, e non disse altra parola.
Mentre sedevano in silenzio, lei guardò la luce del fuoco guizzare e giocare sul viso di lui. Senza pensarci si toccò le labbra, quando fece caso al modo in cui la luce dolcemente brillava sulle labbra umide, come il bicchiere ebbe lasciato la sua bocca.
Avrebbe voluto distendersi e sfiorarlo; passargli le dita tra i capelli e baciare le sue labbra morbide. Voltò la testa e si ridiscese sul divano, fissando il soffitto. Sapeva che se ne sarebbe dovuta andare prima di dire qualcosa di cui si sarebbe pentita, ma stare con lui le pareva giusto ed esaltante.
Rimasero così per un po' entrambi pensavano a cose che avrebbero voluto discutere, ma non lo fecero. Durante quel periodo, lui bevve un altro bicchiere.
Lei piegò la testa di lato e chiese, "Devi bere così tanto?"
Snape sospirò, "Un paio di bicchieri difficilmente mi stendono. Avevo intenzione di andare a letto subito; non dormo da un po'."
Hermione si rese conto che di certo, non aveva dormito da prima dell'attacco. Lo guardò da vicino. I suoi occhi erano rossi e gonfi. Potevano facilmente essere così anche per la sola stanchezza, ma sospettò che l'effetto fosse in parte dovuto al liquore che aveva ingerito.
"Pensi che qui saremo al sicuro?"
Snape rise appena, "Credo che prima perfezioniamo la mia pozione e meglio è."
La sua risposta fece ben poco per calmarle le paure. "Siamo da qualche parte nel Nord dell'Alaska, vero?"
"Dieci punti al Grifondoro per il tuo ragionamento acuto e deduttivo." Le sue parole erano appena strascicate mentre parlava.
Hermione rise a quella risposta così sentita.
Lui la fissò interessato e le chiese, "Da cosa lo hai capito?"
Lei alzò le spalle, "L'aurora boreale, il terreno e il clima. Ma davvero è stato che ho indovinato." Posò la testa sulle mani e posò di nuovo il gomito sul divano. Rannicchiò le gambe in modo da poterlo vedere meglio.
Pensieri di quello che Snape aveva detto du Voldemort e dell'approfittare delle debolezze le invasero la mente. Ciascuno pareva averne, anche lo stesso Dumbledore. Parlò senza averne davvero intenzione, "Tu sei quello che le conosce."
"Cosa?" la scrutò.
Tirò su la testa raddrizzandola e tornò a posare il braccio disteso sul divano; e mormorò, "Le mie debolezze."
Le sorrise pieno strofinandosi la tempia con il gomito posato sul divano, e posò la sua bevanda. Si distese in avanti, appoggiando gli avambracci sulle gambe, e fissò il fuoco.
Hermione guardò le ombre sulla sua faccia mentre lui pensava a cose che non sapeva. Appariva davvero stanco, ma non le aveva chiesto di andare, e lei non voleva andarsene.
Sospirò, "Non credo che sarò capace di dormire per un po'. Non posso neppure chiudere gli occhi e rilassarmi abbastanza." Sebbene le parole dette fossero vaghe, il dolore nella sua voce era evidente.
Snape la guardò a fondo negli occhi, la loro oscurità la fece sentire come se potessero vedere nella sua stessa anima.
Inghiottì a fatica.
Lui inspirò con sforzo e portò la mano attorno a lei nel dietro del divano. Le dita delicate le carezzarono le sue, mentre si guardavano a vicenda negli occhi.
Le scivolò davanti fino a quando non le fu davvero vicino, tanto che lei poté sentire il suo respiro contro la faccia. L'odore del liquore sovrastava tutti i suoi consueti aromi, ma non era spiacevole. Non era spiacevole, tutt'altro. La guardò con sensazioni così intense che il suo respiro le si mozzò in gola e lo fissò come congelata.
Si piegò in avanti e le baciò le labbra con delicatezza. Iniziarono come baci piccoli e leggeri. Si fermò a metà per riguardarla negli occhi. Pian piano aprì un poco la bocca, e la punta della lingua la sfiorò lieve. Lentamente, i baci divennero più profondi e proseguirono per più di qualche minuto.
Le loro bocche si aprirono per un istante e lei sussurrò senza aprire gli occhi, "Non voglio fare un errore. Non voglio essere ferita di nuovo."
Le rispose semplicemente carezzandole la guancia e baciandola di nuovo. Sebbene le soddisfacesse i sensi, questa non era la risposta che voleva in quel momento. Ricorrendo a tutta la sua forza di volontà, si sottrasse.
"Devo tornare su. Leggi," gli disse rauca, e si alzò dimenticando il libro.
Snape la seguì silenzioso alla porta. Lei si fermò, mano sul pomello, e lui le toccò i capelli. La sua carezza mandò scintille per l'intero corpo e lei si voltò. Lui premette i loro corpi insieme contro la porta, e le sussurrò all'orecchio, "Ho bisogno di te, Hermione."
E con quelle parole, tutte le idee di resistenza e ragionamento si persero, e lei soccombette.



CAPITOLO OTTAVO : UNA REAZIONE UMANA
- Attenzione, scena di sesso. Se dà fastidio, saltate pure, la storia va benissimo avanti anche senza!

Tutti i pensieri e le resistenze crollarono nell'istante i cui i sensi di Hermione vennero appagati. La bocca di Snape coprì la sua in un bacio che era più violento di quanto non si fosse aspettata, e le mozzò il fiato. La passione e le parole avevano agito nell'aumentare la sua attesa, innalzando la tiepida sensazione che pulsava in lei.
Le aveva detto che la desiderava con una disperazione così feroce che le sue parole avevano stretto il suo cuore e ancora le risuonavano nell'orecchio. Il suo corpo si premette forte contro il suo, e istintivamente rispose sollevando la gamba, ed avvolgendola attorno alla vita di lui. Il braccio gli scivolò tra le cosce e la spinse più su contro la porta, mentre anche l'altra gamba passò dietro la schiena di Snape. La porta cigolò un po' sui cardini mentre si muovevano, ma la mente di Hermione a malapena si accorse del rumore.
L'aria sembrava essere diventata spessa e la testa le fluttuava piena di sensazioni, cos' che aveva dimenticato ogni altra cosa non fosse lui.
La premette forte a sé, e lei ansimò nella sua bocca, con le mani avvolte nei capelli soffici. Lo guardò, e lui le sorrise birichino. In quel modo il sorriso gli si spostò negli occhi, facendogli accentuare le rughe, e rendendolo ancora più caro a lei. Il suo naso era così vicino al suo, che lei si chinò e toccò con la punta della lingua il profilo aquilino, assaporando il gusto salato della sua pelle. Si tirò indietro e rese il suo ghigno diabolico, fissando gli occhi neri e lucidi.
"Sei così bella," le mormorò sfiorandole la guancia con il pollice, mentr5e le altre dita le carezzavano la testa.
Aprì la bocca e riprese il bacio, le lingue che si carezzavano avide. Il gusto del whiskey, il suo sapore, presto divennero forti nella sua bocca, eccitandola. Quando alla fine si staccò, le labbra di Hermione si sentirono raffreddare come se ansimasse per respirare, e la miscela evaporò.
Un basso gemito provenne dalle profondità della sua gola e la mano scese a sbottonarsi gli alamari, mentre la sua bocca si mosse verso la mascella, baciandola forte. Hermione si scosse e chinò la testa in avanti permettendo a Snape di rivolgere le attenzioni al collo. La sua lingua tracciò una linea umida in basso e la strinse più forte, succhiandole la pelle sotto ai collo. Hermione sobbalzò e stese la testa di lato, coprendolo con spessi riccioli.
La mano di Snape corse sotto il maglione, su dal fianco, e strofinò forte le dita sulle costole, fino a quando la mano non fece da coppa al piccolo seno.
Hermione fu all'improvviso molto contenta di aver scordato la sua biancheria, e si rese conto che entrambi stavano indossando fin troppi abiti.
"Mi sei mancato," gli sussurrò.
Le sue parole spinsero lui ad abbracciarla stretta per un attimo, nascondendole il viso nel collo. Cacciò un profondo sospiro e le mani si mossero verso il basso mentre la trasportava con passo tremante; e nel frattempo, la baciava e l'accarezzava, fin quando non giunsero a sbattere nel divano.
Hermione si trovò di botti posizionata sul divano.
"Questo andrà bene per ora,"sorrise Snape accomodandosi contro le gambe di lei. Svelto liberò Hermione della maglia, e la sua attenzione si spostò al collo e al seno, stuzzicandola, mentre la mano di lei scivolò ai suoi pantaloni, incitandolo. Gli mise le dita dei piedi contro la vita, e gli tirò giù lacci e biancheria.
Poté avvertire il fuoco che si sollevava da sotto la terra irradiarsi sulla sua schiena, eppure il suo calore era nulla se paragonato a quello che c'era tra loro due. Svelto si liberò di scarpe e lacci e chiuse gli occhi godendo della sensazione della mano di lei che scivolava lungo la sua persona.
"Letto," mugolò lui sollevandola con poco garbo, stavolta si diresse alla camera da letto, e insieme crollarono sul materasso. Il resto dei vestiti venne presto tolto, e i loro corpi si unirono.

~~~***~~~

Hermione era sdraiata e fissava il soffitto, Snape addormentato la copriva. Il suo braccio era avvolto attorno allo stomaco, e la gamba era stesa pesantemente sulle sue. Il suo respiro lieve le fluttuava sul collo. Ripensò all'esperienza, che era stata sia passionale che intensa. Il suo tocco, sebbene reso meno delicato dalla bevuta, era stato molto accorto.
Abbassò lo sguardo e con delicatezza scostò i ciuffi di capelli neri dal viso. Le era sempre piaciuto guardarlo dormire. Era una delle poche occasioni in cui i suoi strati difensivi si scostavano. Parecchi avrebbero immaginato che dormisse con una smorfia sul viso, ma non era così. I suoi lineamenti erano delicati e dolci, molto più rilassati di quanto non si sentisse Hermione.
Lenti, tutti i suoi dubbi e le paure, che aveva respinto in fondo alla mente, avevano scavato la loro strada alla coscienza. Ricordò le emozioni intense che Severus aveva dimostrato prima, e che andavano dal piacere e la gioia al desiderio e l'affetto. Sfortunatamente, Hermione non si fidava che quelle emozioni sarebbero continuate quando si fosse destato. I suoi timori non erano certo immotivati. L'ultima volta che erano stati insieme, le sue apparenti dimostrazioni di affetto erano svaniti presto.
Il corpo di Hermione si tese mentre ricordi spiacevoli della loro chiacchierata al lago le riempivano la mente.
Qualsiasi sentimenti avesse provato Snape per lei, non erano stati abbastanza forti per fargli desiderare una relazione con lei. Dubitò che il suo desiderio fosse cambiato durante la loro separazione. Sperava, più che credeva, che le sue paure fossero infondate. E adesso, con la mente che turbinava, quella vicinanza era diventata intollerabile, sottolineata dalle sue paure, mentre si accorgeva che poteva essere solo una comoda sistemazione per dormire, per lui. Si preoccupò che l'uomo che giaceva così pieno di calore vicino a lei, sarebbe presto diventato gelido e scostante. Prese a sentirsi intrappolata, claustrofobia nelle sue braccia. Si portò la mano libera alla fronte per calmarsi, ma servì a ben poco.
Sapeva che non desiderava essere lì quando Snape si fosse svegliato. Se doveva ancora respingerla, voleva metter voce nella discussione con quanta più dignità poteva. Scivolò piano da sotto di lui, permettendo delicatamente al braccio e alla gamba di ricadere sul materasso. In silenzio si infilò la veste e fece per andare.
Andando alla porta, era così di fretta, che non fece caso allo spesso libro che aveva lasciato sul pavimento e quasi ci inciampò, quando ci sbatté col piede.
Guardando giù, si rese conto che la ricerca, quando la mente le si fosse schiarita, poteva essere la distrazione di cui aveva bisogno dopo quello che era successo. Raccolse gli appunti di Snape e andò.
Per fortuna, la porta di Harry era ancora chiusa, quando la sorpassò. Non aveva idea di quale stato trasandato fosse, ma sapeva che era meglio non essere vista.
Se ne entrò in camera, chiudendola e mettendo la barriera prima ci permettersi di reagire alle emozioni. Le sensazioni si rincorrevano nella sua mente, e si sentì instabile e disorientata. Preso un gran respiro, posò la testa contro la parete e poco a poco riprese l'equilibrio.
Sapeva che nascondersi non avrebbe risolto niente, ma per il momento, aveva bisogno di solitudine per organizzare i pensieri.
Gettò gli appunti di Snape sul letto e camminò avanti e indietro nella stanza, senza sapere come si sentisse, ma a davvero a disagio con tutto.
Una delle camminate più energiche la portò nel bagno, e fissò il riflesso nello specchio. Agghiacciò fissando la sua immagine nello specchio. I capelli saltavano da tutte le parti in strani nodi e bizzarre trecce, ma non fu quello ad attirare la sua attenzione.
"Brilliante" si prese in giro quando toccò i lividi leggeri sulla mascella e sul collo. Lo specchio tubò in disapprovazione, il che era proprio quello che Hermione non aveva bisogno di sentire in quel momento. Fulminando con gli occhi lo specchio, estrasse la bacchetta, e all'improvviso lo specchio si azzittì.
Hermione sorrise con un senso di vittoria. Pur non avendo un cervello apparente, lo specchio certamente sapeva quando stare zitto.
Puntò la bacchetta ai lividi cupi e ai segni gonfi scacciando qualsiasi pensiero, se non la guarigione, dalla mente, e sparirono.
Adesso, avesse potuto sistemare il resto della situazione…
Se ne andò piano al letto e vi crollò, coprendosi gli occhi con l'avambraccio. Erano successe così tante cose negli ultimi due giorni, che non poteva evitare di affrontare i parecchi effetti che quei fatti avrebbero avuto sulla sua vita e sulla sua mente.
Sospirò, portando il braccio alla vita.
Come minimo sapeva cosa aspettarsi da Snape quando si fosse svegliato. Stavolta decise lei: non sarebbe andata a cercarlo. Forse, se lo avesse evitato il più possibile, non ci sarebbe stato bisogno di fare discorsi inevitabili.
Quei pensieri le rimasero nella testa più a lungo di quanto non avrebbe voluto, fino a quando non sentì bussare.
Esitò fissando la porta innervosita.
Un altro bussare si sentì, e la voce di Harry la chiamò, "Hermione?"
"Un attimo," riuscì a dire, prima di sedere. Prese un respiro profondo e si appiattì i capelli con le mani. Dopo essersi ricomposta meglio che poteva, si diresse alla porta.
Aprendo appena la porta, mormorò, "Ciao Harry."
Harry le sorrise curioso, stringendo al sua Thunderbolt.
Hermione si chiese dove stesse mai progettando di volare, quando lui chiese, "Posso entrare?"
Hermione arretrò incrociando le mani, e permise alla porta di aprirsi.
Come entrò, Harry poggiò la scopa alla intelaiatura della porta e andò a sedere in fondo al letto.
"Cosa è?" chiese Harry allungandosi verso gli appunti di Snape.
Hermione afferrò il grosso libro e lo posò sul comodino prima che Harry avesse la possibilità di sbirciare le annotazioni e chiederle cose di cui lei non voleva parlare.
"Sono ricerche," gli rispose cercando di apparire poco interessata, e senza riuscirci.
Comunque Harry sembrò non badarci, e così lai si unì a lui sul letto, posando la testa sulla testiera. Lui scalciò i piedi che penzolavano dal bordo del letto, e chiese, "Dove è Crookshanks?"
Hermione indicò, "E' sotto il letto. Non è ancora abituato al nuovo ambiente."
Harry sospirò, "Vorrei dire altrettanto di me. Ne ho abbastanza di questo posto da farmelo bastare per un'intera volta. Non riesco a immaginarmi di venire intrappolato qui per molto tempo," e rovesciandosi sulla schiena, fissò il soffitto. All'improvviso le chiese, "Ti senti come se non avessi controllo su niente?"
"Sempre di più ogni giorno," constatò. Harry non si rese conto di come si sentiva in quel momento.
"Ciascuno mi ha sempre detto dove vivere e cosa fare. Non posso stare con Sirius ed ora, sono costretto a vivere con Snape," accentò l'ultima parola con disgusto. Sospirò ed aggiunse, "Non immagino che possa essere molto peggio dei Dursley."
Cercando di sviare la conversazione da Snape, gesticolò verso la scopa e chiese, "A che ti serve?"
"Beh, non posso solo sedermi qua e non fare niente." Sorrise schivo, "Vorrei andare ad esplorare questa zona."
"Non puoi Harry. La casa è protetta da barriere e a meno tu non ricordi l'incantesimo per entrare…"
"E' qualcosa da fare, d'altra parte voglio scoprire dove siamo. Snape probabilmente va bene, ma ci sta qualcosa di lui di cui non mi fido." Voltò la testa verso di lei, implorandola. "Vieni, devi pur trovare qualcosa per staccare un po'. Non sei curiosa?" Le sorrise sapendo che avrebbe ceduto.
"Suppongo che potrei lanciare un Incanto Legante sull'entrata, e impedirle di chiudersi del tutto. Ma ho solo il mio mantello, e fuori fa troppo freddo.
Il viso di Harry si illuminò e disse entusiasta, pronto per nuove avventure, ci devono essere abiti invernali in casa." Richiamò Dobby, e attesero.
Dopo un paio di minuti, Hermione divenne preoccupata. Gli Elfi Domestici erano sempre molto premurosi, anche uno strano come Dobby. Guardò Harry che alzò le spalle e disse, "Forse è impegnato con Snape."
Hermione cennò lieve, ma si chiese se Snape fosse in condizioni tali da richiedere l'assistenza di Dobby.
Harry provò di nuovo. Stavolta, Dobby schizzò subito su dal pavimento come uno spettro, sebbene assai più solido. "Dobby dispiaciuto signor Harry Potter, Dobby perso."
Anche se la creaturina non singhiozzava più apertamente, aveva un'aria di confusione. Le orecchie che di solito erano ritte penzolavano basse, e gli occhi verdi erano parecchio spenti. La mani erano raccolte e tese. Si stava comportando in modo ancora più strano del solito, se era possibile.
Hermione decise che era meglio non fare domande al piccolo elfo, e iniziò, "Ho bisogno di stivali adatti, calzettoni spessi e una sciarpa, e qualsiasi cosa per sopportare il freddo."
La parola <qualsiasi cosa > si rivelò un errore: Dobby annuì e capi di abbigliamento caddero attorno a lei. Sorrise, roteando gli occhi verso Harry mentre si chinavano sul mucchio.
"Ecco, questi sembrano adatti," disse Harry porgendole un paio di stivali alti e neri.
Subito, ne ebbe più che a sufficienza di cappelli, sciarpe e calzettoni, tanti da passare dieci inverni nella capanna. Harry tornò nella sua camera per cambiarsi, ed Hermione sedette nel letto infilandosi parecchi spessi strati di abiti, fino a quando non si sentì come se fosse infilata in un cuscino.
Quando si avvolse la sciarpa sulla bocca,si rese conto di quanto sarebbe stato geloso Snape, se li avesse scoperti. Rifletté se la sua rabbia sarebbe stata meglio o peggio della lettura per cui si stava preparando. Incontrò Harry in cima alle scale, e arrancò con gli stivali pesanti verso l'uscita, incantandola prima di andare.
Nel momento in cui Hermione uscì fuori, fu assai lieta di avere tutti gli strati in più, in quanto il vento gelato soffiava contro le piccole parti di pelle esposta del viso. Ignorando il freddo glaciale, Hermione sbirciò e vide il sole illuminare appena le zona e la gigantesca vetta in lontananza.
"E' meraviglioso!" esclamò Hermione, vedendo le bellezze naturali. "Allora, dove?" chiese, con la voce assai attutita dalla sciarpa spessa.
Harry indicò in lontananza verso le montagne. "Che ne dici?"
Avanzarono impacciati nella neve per un po'. Gli alberi incombevano alti su di loro. Hermione fece caso che sebbene fossero alti, erano assai sottili e ramificati.
Fu confortata nella diversa conformazione della foresta, eppure la vista degli alberi, anche nella luce del giorno, le dava una sensazione di disagio. "Non sono sicura di cosa mai ti aspetti di trovare là. Penso che possiamo camminare per miglia e miglia, e non vedere altro che boschi," gli disse decisa.
"Scopriamolo," le rispose Harry, richiamando la scopa. "Salta su, ti porto a fare un giro."
"No, grazie. Mi va più che bene di guardare," e scossa la neve da un tronco caduto, sedette.
Si strinse il mantello stretto a sé e osservò Harry filare tra gli alberi. Era davvero un cavalcatore di scope davvero dotato ed accorto. Hermione trattenne il fiato ogni volta che quasi si schiantava contro un albero. Le sue evoluzioni si dimostrarono una valida distrazione dalle sue preoccupazioni, e sorrise lieve.
Il freddo del rigido inverno dell'Alaska svelto le passò attraverso gli abiti. Il sole basso scaldava pochissimo l'aria, e così faceva la sua inattività al suo corpo. Fu sorpresa che sebbene avesse provato un freddo assai più intenso durante la tempesta magica, la sua mente non poteva ricordare con esattezza le sensazioni intense che aveva provato, e così quel freddo ancora le scuoteva i sensi
I suoi pensieri vennero interrotti dal più strano muggito. Il rumore le ricordò un drago strangolato.
"Guarda!" esclamò Harry avvicinandosi a lei. Nella più vicina lontananza, un'enorme alce vicino ad uno più piccolo e senza corna, trotterellarono tra la neve. Hermione pensò che la creatura più piccola fosse enorme, ma doveva essere solo un cucciolo.
Se non fosse passata da troppo poco per la tempesta più crudele, avrebbe potuto trovare la scena deliziosa. E così se ne stava; osservava l'ambiente con interesse, ma l'intenso freddo poteva solo farle desiderare di tornarsene nel tepore e non venire più esposta alla natura selvaggia.
Il pensiero di venire abbracciata davanti a un fuoco caldo, pure la tentava.
Dopo poco, Harry atterrò, col viso rosso per il freddo, e ansimava per l'eccitazione. "Ho fame, andiamo a mangiare," le disse. La guardò serio. "Se ti prometto di andare piano, monterai con me per tornare indietro?"
Hermione sorrise e annuì salendo sulla scopa, e dolcemente volarono verso la piccola capanna.
Nell'andare in cucina, Hermione si sentì strana. Non era certa di cosa volesse il suo corpo, ma si immaginò che il cibo servisse come altre cose. Non si sentiva affamata, ma sapeva ce avrebbe dovuto mangiare, dato che non lo faceva dal giorno prima.
Sfortunatamente, cenare in una casa magica con un Elfo domestico confuso non era una faccenda facile o divertente. Hermione stava per cercare tra le madie quando apparve Dobby.
"Oh, signor Harry Potter e signorina Hermione. Dobby cucinerà per voi," squittì con le orecchie tremanti.
Hermione sospirò, sapendo troppo bene che era un errore, e seguì Harry nella sala da pranzo.
Un piatto della roba più schifosa apparve per magia sul tavolo davanti a lei. Non poté stabilire se la massa grigia fossero patate con salsa o uova strapazzate, e sbirciò Harry i cui occhi erano puntati con orrore al suo stesso piatto. Non volendo ferire i sentimenti di Dobby, si avventurò ad assaggiarne un boccone, che venne velocemente e per intero sputato nel tovagliolo.
Fece una pausa e pensò alle sue possibilità. "Mmm, non ho per niente fame," cercò di sembrare sincera. Sbadigliò, "Tutto quello di cui ho bisogno è il riposo."
"Vado a prendere del tacchino freddo e del prosciutto per Crookshanks,"e spinse la sedia via dal tavolo.
Dobby fece per aiutarla, ma Hermione insistette, "Posso facilmente fare da sé, grazie comunque."
Afferrò quello che poté, più svelta che poté, prima che Dobby decidesse di aiutarla di nuovo. Superò la sala da pranzo dirigendosi alla sua stanza e notò che Harry era ancora seduto, e fissava shockato il suo cibo.
Quando ebbe raggiunto la stanza, entrò piano e si inginocchiò sul pavimento. Sventolando un pezzo di carne davanti a lei, attirò Crookshanks fuori dal suo angolino segreto, e lo portò nel letto. Sedette col suo gatto, carezzandogli la lunga pelliccia e mettendo da parte la carne.
Mentre lei e Crookshanks mangiavano, la stanchezza finalmente la sopraffece.
Divenne così stanca, che tutta la sua ansia, i pensieri e le sensazioni scivolarono via, così non fu più incapace di riposare. Nell'attimo in cui la sua testa colpì il guanciale, cadde in un sonno profondo; non pensava alle tante cose orribili che erano successe e potevano accadere.


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